La fuga dei giovani? Non solo cervelli, storia di uno Sve che in Germania ha trovato lavoro nel settore non profit

17.05.2017

Alessandro non se ne ha a male se la sua fuga non la inseriamo tra quella dei cervelli. Perché questo giovane a 25 anni non è partito dell’Italia con in tasca laurea e master, ma con la sua grandissima capacità di stare con gli altri e dare forza alle relazioni. E questo è il bagaglio che in Germania gli ha assicurato un lavoro stabile.

Alessandro è approdato a Kassel, nel cuore della Germania, due anni fa portando con sé anche i suoi strumenti musicali: campane tibetane, tamburi e un Hang, uno strumento che in pochi conoscono e il cui suono è ottenuto dalle vibrazioni del metallo di cui è fatto.

A Kassel Alessandro – originario della provincia di Venezia, sportivo e con un passato come animatore in villaggi turistici – ci è arrivato con il supporto del Cesvov per stare dodici mesi: i 12 mesi del suo progetto di Servizio Volontario Europeo presso Piano, un’organizzazione non profit, che si occupa di relazioni di buon vicinato con un occhio rivolto in particolare alle persone anziane, ma anche a bambini, giovani e immigrati. Una sorta di aggregatore di iniziative che vogliono tenere insieme un tessuto sociale che cambia a suon di invecchiamento della popolazione ed immigrazione. Come? Mettendo sul piatto l’aiuto agli anziani, ma anche le attività del tempo libero e la creatività, connettendo più soggetti che operano in un centro urbano di 500 mila abitanti.

Qui Alessandro ha sviluppato il suo progetto personale il cui ingrediente primo è la musica, ma che è cresciuto grazie alla sua capacità di stare con gli altri, di tessere relazioni. Così dopo un po’ i suoi progetti sono cambiati: anche perché l’ente presso il quale opera ha messo sul piatto per lui un contratto di lavoro stabile e, con esso, una prospettiva di vita,

“Stando qui – racconta – ho capito veramente cosa volevo fare nella vita. Dopo i primi mesi, grazie alla fiducia che mi è stata data, ho cominciato a lavorare a Risonando, il mio progetto personale. Ho capito che quello che mi interessava era stare con le persone, sorridere e sviluppare attività con la musica e il gioco”. La realtà in cui Alessandro è calato è fatta di reti e relazioni con altri centri di aggregazione, di attività, feste e momenti di condivisione che agiscono per la coesione sociale. “Nel mio attuale lavoro non conosco la noia – racconta – ed ora sto organizzando un progetto di crowdfunding per partire per il Perù; ci andrò per lavorare sempre per Piano con la prospettiva di aiutare là lo sviluppo di iniziative come la nostra e che hanno in particolare attenzione alla cura dei più piccoli”.

A chi ritiene adatta una esperienza come la sua? “Questa esperienza è per tutti quelli che arrivano qui con la mente pulita – dice Alessandro – senza pregiudizi nei confronti della Germania e di quello che si dice a proposito della cultura tedesca. In generale credo che questo valga per ogni luogo: bisogna arrivare a conoscere un Paese senza averlo pensato prima”.

Autore Paola Provenzano